giovedì 4 aprile 2013

My name is Taribo.


Faceva un caldo insopportabile ad Ajegungle quel pomeriggio, quando la signora West iniziò a sentire le prime fitte addominali. Un dolore insopportabile, tipico di un parto imminente. Nella capanna iniziò un breve travaglio che portò alla nascita di un fantastico pargoletto che non voleva saperne di piangere.
Occhi sbarrati, viso rilassato, il bimbo venne posato su una cesta di vimini, subito abbandonata poichè poco comoda. Sì perchè al cucciolo le cose facili non sono mai piaciute. Iniziò un feroce dibattito su come chiamarlo, si ipotizzarono diversi nomi, fino a quando arrivò un'illuminazione...Taribo! "Pensate, Taribo West, caspita suona benissimo!" esclamò il padre gonfio d'orgoglio per la sua nuova creatura.
Passarono gli anni e Taribo divenne il pilastro dell'intera economia famigliare: ottimo venditore della tipica torta ai fagioli nigeriana (Akara), egli triplicò gli introiti della stirpe West, arrotondando il tutto avviando una semplice, ma efficace, compravendita di pesce. Di qui si potè già intuire l'abitudine e la facilità di conversazione del protagonista di questa storia.
Nel tempo libero, Taribo si dilettava a giocare a calcio al campetto di Port Harcourt, dove tra una scivolata e uno stacco imperioso venne notato dagli osservatori della famosa società calcistica del Julius Berger. Un bivio si prospettò di fronte a lui: continuare con la vendita dell'Akara o tentare la carriera sportiva? Per fortuna nostra (ma soprattutto sua), il buon Taribo scelse la seconda opzione.
Non vogliamo soffermarci troppo sulla carriera dell'eclettico difensore nigeriano, ma per dovere di cronaca vi elenco alcuni dati che altro non possono fare che confermare che Taribo sia stato il più forte difensore della storia nigeriana e non solo: Auxerre, Inter, Milan, Derby County, Kaiserslautern, Partizan Belgrado i nomi delle squadre più famose in cui ha giocato, 41 presenze in nazionale arricchite da una medaglia d’oro vinta all’Olimpiade di Atlanta nel 1996 (sì, era quella Nigeria che tutti noi prendevamo sempre a Fifa, dove lo schema era Uestolisèocociababangidacanu-gol).
Non sono mancati i momenti difficili, come quando scagliò la maglietta contro il povero Gigi Simoni reo di averlo sostituito, o come quando si recò da Marcello Lippi dicendogli che Dio in persona gli aveva comunicato che avrebbe dovuto giocare: singolare la risposta del tecnico viareggino: “Davvero? A me ha detto proprio niente"). O come quando sua moglie Atinuke lo denunciò per violenza nel 2002, perché a detta della donna, il matrimonio non venne mai consumato.
Autoproclamatosi prete pentescotale, è di questi giorni la notizia che Taribo sia in realtà nato il 26 marzo del 1962 e non del 1974 come si è sempre creduto. Facendo un rapido calcolo, quando la “Trecciolina” era di color rossonero, le primavere erano ben 35!
A noi, sinceramente non interessa sapere quando sia nato, noi vorremo sempre bene a Taribo, e siamo felici che nel bene o nel male abbia lasciato una “treccia” indelebile nel nostro cuore.

In foto il cinquanquarantatrenne Taribo West durante una sua omelia.

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